domenica 17 aprile 2011

RIFLESSIONI

dopo aver girovagato per i vari blog, culinari o familiari,
dopo varie notizie di amici e conoscenti
dopo il post di ieri (non mio)
dopo tutto questo, mi è venuto da pensare (e anche da piangere, A..M se mi leggi mi dispiace veramente tanto per te, per voi)
è vero che la vita a due è complicata, se ci sono figli forse anche di più.
è vero che il ritmo di vita che conduciamo è spesso logorante,
è vero che si cambia,
è tutto vero,
ci sono giorni in cui ti chiedi perchè l'hai fatto (di sposarti)
ci sono giorni in cui i giuramenti che hai fatto davanti a Dio e agli invitati, li mandi al diavolo
ci sono giorni in cui non hai voglia di lottare
ci sono giorni in cui la vita non è come l'avevi programmata
ECCO IL PROBLEMA
prendiamo me:
i miei genitori si amano come il primo giorno, anzi molto di più, non gli ho mai sentiti litigare davvero e ho sempre pensato che la vita di coppia fosse così. volevo fosse così
una volta sposata, dopo l'iddillio iniziale, ho iniziato a chiedermi se ero io sbagliata o mio marito e, a parte aver capito che lo siamo entrambi, ho capito che i litigi più grossi li abbiamo quando non vogliamo lasciare che l'altro sia così com'è. quando lo vogliamo come pensiamo debba essere.
la verità è che i miei si lasciano liberi, questo non vuol dire essere una coppia "aperta", ma vuol dire che l'altro è semplicemente UN ALTRO, uno diverso da noi, dall'ideale nostro,dal volere nostro.
i problemi inziano quando pretendiamo che sia questo altro a renderci felici. è chiaro che deve far parte della nostra felicità, ma non ne può essere l'artefice. l'altro è un essere umano, come noi.
la nostra felicità dipende dall'essere disposti ad accettare la vita e l'altro così com'è. certo che si può migliorare, si deve anzi, ma non può essere un'imposizione.
la nostra felicità viene dal sentirci amati veramente, pienamente, incondizionatamente e, può sembrare stupido, insensato, folle, ma solo DIO può farlo.
penso che un matrimonio non possa resistere sulle sole forze degli sposi,
è vero prima le coppie resistevano per senso del dovere, del sacrificio, che alla mia e alle nuove generazioni mancano,
ma io parlo dell'amore.
se non ti senti amato, non riesci ad amare.
se non ti senti supportato, non riesci a supportare
nei momenti di difficoltà se non hai qualcosa di solido su cui aggrapparti come si fà ad andare avanti
penso che per far reggere BENE un matrimonio bisognia "costruire la propria casa sulla roccia" che è Dio.
solo così si possono superare tempeste, frane e evitare tentazioni e errori difficili da riparare.

tutto questo vale anche con i figli. con i genitori. con i fratelli. gli amici.
quando lascio che i miei progetti sfumino senza disperarmi, quando educo i miei figli senza arrabbiarmi, quando amo mio marito anche nel momento in cui non è molto amabile, in quei momenti non sono io a lottare,ma Dio

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